ALBEROBELLO

Trullidea

08 agosto 2018

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Situata nel cuore della Valle d’Itria, l’origine del suo nome è stata oggetto di numerosi studi. La prima denominazione derivava dal latino “Sylva Arboris Belli”, cioè selva dell’albero della guerra con riferimento all’epoca in cui la zona era ricoperta da una

lussureggiante vegetazione. Successivamente si passò al nome “Silva Arborelli” come risulta dal diploma d’investitura del 15 maggio 1481 del re Ferrante d’Aragona. Con tale documento i possedimenti del Conte Giuliantonio I venivano assegnati al figlio Andrea Matteo.

Un pò di storia

I conti autorizzavano i coloni a costruire le abitazioni a secco, in modo da poter esser distrutte in caso d’ispezione regia, poichè la nascita di un agglomerato urbano esigeva il pagamento del tributo secondo la ‘Prammatica de Baronibus’, quindi con l’astuzia proposta si evitava il balzello.

Era il 1797 e un gruppo di coraggiosi Alberobellesi, stanco della precaria condizione, si recò a Taranto per chiedere ausilio al Re Ferdinando IV di Borbone che li ascoltò ed il 27 Maggio 1797 inviò il Decreto con il quale il piccolo villaggio divenne libero. Il 22 giugno 1797 Alberobello divenne il nome ufficiale per decisione degli abitanti.

Nel 1940, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, la masseria Gigante, che era stata realizzata nel 1887 in zona bosco selva dal sacerdote e brigante don Francesco Gigante con l’intento di realizzarvi un campo per la scuola di pratica di agraria, fu requisita dal governo italiano che la adibì a campo di transito e di internamento e lo rimase per altri tre anni.

Questo uso si protrasse anche nel dopoguerra fino al 1949. Dal 1957 al 1972 la masseria fu utilizzata come scuola rieducativa minorile. All’interno c’è una chiesetta dedicata a san Francesco d’Assisi e a santa Chiara d’Assisi con dipinti in gesso del 1948.

Alberobello è l’unico centro abitato nel quale è presente un intero quartiere di trulli. Viene pertanto
considerata capitale culturale dei trulli della Valle d’Itria.
Le famosissime dimore a trullo sono dominate dall’uso esterno della pietra a soglie, le ‘chiancole’, che rivestono il cono e creano il nostro meraviglioso centro urbano, unico al mondo, oggi riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Da non perdere

Trullo sovrano

Nella zona settentrionale di Alberobello, alle spalle della Chiesa dei Santi Medici Cosma e Damiano, il Trullo Sovrano è l’unico esempio di trullo a due piani.

Fu edificato nella prima metà del ‘700 per volere della famiglia del sacerdote Cataldo Perta, che lo utilizzò come propria dimora, mentre i trulli circostanti erano abitati dai suoi dipendenti. Il grande trullo fu definito “Sovrano” dallo storico Notarnicola, per evidenziarne la maestosità rispetto agli altri trulli.

Il trullo, che all’interno sfoggia arredi e oggetti autentici, nel 1923 è stato dichiarato Monumento Nazionale mentre dal 1996 è nella lista dei siti Unesco.

Costruito nel XVIII secolo, il Trullo Sovrano è stato utilizzato come spezieria, cenobio e oratorio campestre. Nel 1785, infatti, ospitò le reliquie dei Santi Cosma e Damiano, portate dallo stesso Don Cataldo da Roma e, dal 1823 al 1837, vi tenne il proprio oratorio la Confraternita del Santissimo Sacramento.

Chiesa di Sant’Antonio

Il luogo sacro, costruito in quattordici mesi tra il 1926 il 1927, mostra i segni della forte devozione popolare degli abitanti di Alberobello.
Realizzato dal maestro d’arte Martino De Leonardis in pietra calcarea e costruita con la tecnica tipica dei trulli (di cui riproduce la volta conica), questa chiesa si propone come punto di collegamento e mediazione tra passato e presente, antico e moderno.

L’imponente facciata tripartita è dominata da un rosone e da tre timpani con archetti pensili, che ricordano le decorazioni delle chiese romaniche pugliesi. Sul lato destro si erge una alta torre campanaria e a sinistra il seminario, oggi in struttura ricettiva per turisti.

L’interno è ad aula unica, con pianta a croce greca sormontata da una cupola alta 20 metri circa. L’abside maggiore è stato interamente affrescato nel XX secolo con la raffigurazione dell’Albero della vita, arricchita dal maestoso Crocifisso opera del maestro Adolfo Rollo.

Casa Pezzolla (Museo del territorio)

Il Museo è costituito da un agglomerato di trulli contigui e comunicanti appartenuti nel Settecento a Giacomo Pezzolla, medico del conte Giulio Antonio Acquaviva d’Aragona e per questo tuttora il complesso è identificabile anche come “Casa Pezzolla”.

Oggi il Museo rappresenta non solo uno spazio di documentazione storico-didattica, dotato di moderni sistemi informativi di supporto ai reperti, ma è anche uno spazio espositivo e creativo che mira a congiungere il passato con il presente ospitando mostre temporanee.

Casa D’Amore

Il nome dell’abitazione deriva dal suo proprietario Francesco D’Amore, che partecipò nel XVIII secolo alla rivolta di Alberobello contro la tirannia feudale. La casa, in segno di vittoria, fu costruita di fronte al palazzo del Conte, usando materiali fino ad allora proibiti: calce e malta.

La prima pietra fu posta il 1° agosto del 1797, alcuni mesi dopo l’emanazione del Regio Decreto (27 maggio 1979) che consentiva agli abitanti di edificare con legante senza essere più costretti a costruire “a secco” e sottostare al vassallaggio dei Conti Acquaviva di Conversano.

For some time the building was home to the Town Hall.
La Casa d’Amore, data la sua importanza storica, nel 1930 è stata dichiarata monumento nazionale.

Info point

Villa Comunale, Via Brigata Regina – Via Indipendenza
Tel. +39 392 9191825

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